Padre e Paura

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Bentrovati a tutti sto arrivando con il mio blog mensile un po’ al limite ma ci sono ci sono e per non farmi mancare niente sto scrivendo in riva al mare aspettando il tramonto. C’e un aria molto giusta e la tranquillità aiuta a tenermi compagnia e spero anche a voi.

Ci sono state due parole che in questo periodo si sono identificate chiaramente, elencarle tipo lista della spesa, scorreranno veloci, ma ho legato a loro molte emozioni e riflessioni. Qualcuno disse: “tutto e’ relativo” e quindi create anche voi i vostri significati.

Il padre e la paura. La prima immagine che mi arriva e’ quella della mia famiglia e dei miei genitori. Sono persone fantastiche che unite ai miei fratelli, le loro mogli e compagni fanno una forza immensa. Mi rendo conto che spesso sottovaluto questa fortuna guardando quello che vorrei e non mi fermo su quello che ho. La natura pero e’ strategica e con poco ti sveglia e ti ricorda tutto. Ti fermi gli stai vicino e ti accorgi che soltanto ascoltarli nelle loro preoccupazioni e condividere un pezzetto della tua vita con loro e’ all’inizio difficile ma importantissimo. Siamo abituati a proteggerci tra i nostri pensieri, che ogni giorno sono così numerosi, che quando ci rilassiamo non abbiamo molta voglia di parlarne, ma se inizi ad ascoltare, ad ascoltare senza interferenze e magari a parlare un po’ ti accorgi che con poco riesci a dare molto, non in senso materiale, ma puoi trasferire tranquillità, convinzione, fiducia e magari un consiglio fondamentale. In quel momento vedi negli occhi della persona che ti sta vicino dissolversi quella paura di decidere, di comprendere che cosa sta accedendendo e di andare avanti.

Ecco arrivata l’altra parola: la paura. Negli ultimi mesi ho corso molto ma in modo nuovo, tra le montagne, tra la natura ed ho interpretato paesaggi mozzafiato in condizioni che a volte sono state molto estreme dove la natura e la paura di non farcela all’interno della mia gara, travestita da avventura, mi ha parlato ed io non potevo far altro che ascoltarla. Simone Moro (Alpinista) dice: “Ti spogni per scelta di tante cose…le avventure sono ovunque nel lavoro, negli affetti, nella famiglia, negli amici, nella vita di tutti i giorni…il fatto è che molti restano nella fase contemplativa dei sogni, cioè quando ci svegliamo pensiamo ma che bel sogno e cerchiamo di ricordare ogni suo particolare, invece per me ci dobbiamo chiedere perchè non ci proviamo….il silenzio è il modo più bello per ascoltarsi e quando capisci e ti conosci capisci anche il momento della rinuncia, che non è debolezza, ma virtù” .

Ho riletto spesso queste parole perchè sono affascinato dalle storie di chi ha fatto qualcosa di unico e ricerca sempre strade nuove e le indica cercando di non lasciare indietro nessuno. Nelle storie che leggo, incontro e vivo, non vedo manie di onnipotenza ed unicità, anzi al contrario vedo una gran umiltà, voglia di comunicare e di dire: “ehi se ce l’ho fatta io, puoi farlo anche tu e sono sicuro che se ci provi sarai più felice…forza che cosa aspetti sono quà per aiutarti”. Più o meno lo stesso concetto è limpido in un’altra storia che ha fatto storia, permettetemi il gioco di parole.

C’è un’ampio stralcio del ricordo di Giovanni Paolo II che l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi scrive: “…e fu solo lo sguardo ad essere risparmiato dalla malattia e dalla sofferenza. Fino all’ultimo quello sguardo ha conservato, se è possibile intensificato, la forza, il senso di coraggio che infondeva. La stessa forza che si palesò in un tardo pomeriggio dell’ottobre 1978, quando Karol Wojtyla, ormai Giovanni Paolo II (è il ricordo di André Frossard) apparve per la prima volta sui gradini di San Pietro, con una grande croce piantata davanti a sé come una spada impugnata a due mani. Quando le sue prime parole “Non abbiate paura” risuonarono sulla piazza, allora, in quello stesso istante tutti compresero che qualcosa si era mosso in cielo, e che dopo l’uomo di buona volontà che aveva aperto il Concilio, dopo il grande spirituale che lo aveva portato a termine, e dopo un intermezzo dolce e fuggevole come un passaggio di colomba, Dio ci inviava un testimone”

Voglio continuarvi a scrivervi poichè ho l’impressione che troppo spesso i nostri pensieri siano soffocati da una frase che fa più o meno così: “non ce la farò mai” che deve sempre esistere ma c’è chi la sta gestendo molto bene. Herve Barmasse, altro alpinista, che sta facendo storia dice alla domanda, che cos’è per te la paura? “È non superare i limiti, è saper tornare indietro pensando che avrai mille altri giorni per ritentare quella scalata”

Molti di voi che mi leggete mi conoscete e forse vi starete chiedendo se a me è capitato mai di tornare indietro per paura di non farcela, si amici miei, un sacco di volte. La strada che sto cercando è quella delle emozioni, della felicità pura e voglio vivere lassù in quella montagna. Ho avuto una gran fortuna di esserci arrivato ma sono tornato indietro. E’ la montagna dell’amore amici miei che per quanti km si possano fare, nessun obiettivo, per quanto sia estremo può contraccambiare soddisfazioni ed emozioni simili. Se voi ci siete arrivati sappiate che avete superato una grossa paura e per me siete la storia che mi darà energia per ripartire sempre e vi ringrazierò per questo.

Concludo con un’altra piccola frase che ho letto in un libro che mi sta piacendo molto, e chi scrive non è un super atleta, non ha superato chissà quali montagne ma in due righe riassume ciò che io intendo per andare avanti: “Darsi una disciplina esistenziale, fissare dei traguardi e poi mettersi in marcia senza vittimismi, perchè i “se” sono la patente dei falliti, mentre nella vita si diventa grandi “nonostante”.

Video: Follow Herve Barmasse

Libro: “Cosa tiene accese le stelle” di Mario Calabresi

Buonanotte.  Riccardo

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