Periodizzazione nel ciclismo

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Si sente parlare spesso di metodologie di allenamento, di come raggiungere il picco di forma nel periodo ideale e di come gestire tutta la stagione. Parola chiave: periodizzazione. Quale può essere il miglior modo di periodizzare l’allenamento di un ciclista? Ci sono due strade percorribili, la periodizzazione tradizionale e la periodizzazione a blocchi. Differenza tra le due? Semplice, l’obiettivo. Moltissimi ciclisti, finalmente, hanno capito l’importanza di pedalare per obiettivi precisi e cercano di capire, anno dopo anno, quale sia la migliore strategia per ottimizzare i notevoli sacrifici che una stagione agonistica richiede.

Per pianificare una stagione agonistica è necessario sapere bene da dove partire e altrettanto bene dove voler arrivare, è fondamentale quindi avere una visione molto chiara degli obiettivi. Alla base di qualsiasi programmazione di allenamento c’è il principio del carico progressivo che si può suddividere in volume ed intensità di lavoro da svolgere con una fondamentale parte che si chiama recupero, purtroppo spesso erroneamente sottovalutata da molti atleti ma per fortuna non dai preparatori. La stagione di un ciclista dura dodici mesi (è sbagliato considerare solo il periodo agonistico) ed in base al periodo che si sta affrontando la programmazione degli allenamenti, i cosi detti cicli, si focalizzerà sullo sviluppo o il consolidamento delle caratteristiche generali o specifiche del ciclista. Negli anni passati la suddivisione della stagione del ciclista era molto semplice, tre erano le fasi principali: periodo invernale (generale), periodo agonistico (specifico), periodo di transizione (di stop dalle attività, di recupero). Oggi, grazie a tanti fattori, in primis l’evoluzione delle metodologie allenanti e dei calendari di gara, assistiamo sempre di più ad un intrecciarsi delle varie fasi, non esiste più una distinzione netta tra i periodi che compongono la stagione, si cerca di restare più a lungo possibile competitivi su vari fronti e per farlo è necessario periodizzare in modo astuto gli allenamenti di tutta la stagione. Recenti studi esaltano i lavori ad alta intensità per trovare lo stato di forma, io sono del parere che trovare lo stato di forma non sia poi così difficile ma la vera perla sta nell’andare in forma nel periodo giusto, quello cioè programmato in base agli obiettivi precedentemente stabiliti. Il livello delle prestazioni agonistiche, negli ultimi anni, è notevolmente aumentato e, se vogliamo alzare l’asticella delle performance, dobbiamo inevitabilmente migliorare la qualità della programmazione, curare i dettagli, saper gestire i carichi soprattutto quando sentiamo di poter aumentare, spingere ma non è, in realtà, il momento adatto per farlo. Conosco tanti ciclisti intelligenti che si affidano a preparatori attenti ma conosco anche altri atleti che troppo spesso si fanno travolgere dall’emotività, non sanno attendere, non rispettano i tempi degli adattamenti fisiologici previsti dalla distribuzione dei carichi allenanti e vanno incontro inesorabilmente al fallimento degli obiettivi e, succede spesso in casi di particolare fragilità psicologica, all’allontanamento dell’attività. Sono del parere che tecnicamente risulti difficile proporre una periodizzazione che vada bene per tutti, si potrebbe parlare a lungo di fisiologia, nuove ricerche, adattamenti, perfino sperimentazioni (ricordiamo che le metodologie di allenamento si sviluppano sulla pratica e non sulla teoria che però ne compone le basi da cui partire) ma risulterebbe complicato, se non controproducente, cucire tutto ciò addosso a tutti i ciclisti indistintamente perché se è vero che l’essere umano è unico è vero che anche ogni atleta lo è e questo va compreso, rispettato e sapientemente attuato.

Massimo Antidormi

Dott. in Scienze Motorie Sportive e della Salute

 

 

 

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