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Gennaio 23, 2026Programmare un obiettivo sportivo: perché è fondamentale (soprattutto se non sei un professionista)
Quando lo sport diventa crescita e non una fonte di pressione
Quando parliamo di programmazione degli obiettivi sportivi, spesso pensiamo a qualcosa riservato ai professionisti. Atleti che hanno tempo, risorse e una vita costruita attorno all’allenamento. La verità, però, è un’altra: chi non è un professionista ha ancora più bisogno di programmare bene.
Chi lavora, ha una famiglia, impegni quotidiani e responsabilità deve incastrare allenamento, recupero e vita personale in modo intelligente.
Se tutto questo viene gestito male, lo sport rischia di trasformarsi in un’ulteriore fonte di stress, anziché in uno spazio di equilibrio.
Lo sport come strumento di crescita, non di pressione
Credo profondamente che lo sport debba essere uno strumento di crescita, non una gabbia. Ed è qui che, secondo me, il trail running e la corsa in natura fanno la differenza.
Non solo come gesto motorio, ma come spazio di consapevolezza, libertà ed equilibrio.
Un luogo dove allenarsi sì, ma anche ritrovarsi, ascoltarsi e dare un senso più ampio alla fatica.
Tre modi diversi di porsi davanti a un obiettivo sportivo
Quando iniziamo a parlare di obiettivi, di solito emergono tre approcci principali:
- Non l’ho mai fatto: quest’anno voglio togliermi questa soddisfazione.
- Voglio continuare a divertirmi come ho fatto finora, tra gare e allenamenti.
- Devo gestire una situazione che mi rallenta, ma non voglio perdere ciò che ho costruito.
In questo articolo partiamo dal primo approccio.
Approccio 1: la tua “impresa sportiva impossibile”
È quella gara, quella distanza o quell’esperienza che senti più grande di te.
Non impossibile in senso assoluto, ma impossibile per come ti vedi oggi.
Se questo è il tuo caso, ecco tre consigli pratici, basati su oltre 30 anni di esperienza sul campo.
1️⃣ Definisci tre momenti chiave prima dell’evento
Allenarsi “quando si può” non basta.
Serve una visione.
È fondamentale prevedere almeno tre momenti di verifica della condizione, distribuiti lungo il percorso di preparazione.
L’ultimo test serio dovrebbe essere almeno un mese e mezzo prima dell’evento.
Da lì in poi non si rincorre più la forma:
si consolida ciò che è stato costruito.
2️⃣ Se sei in ritardo, chiedi a chi ci è già passato
Quando senti di dover accelerare perché sei indietro con allenamenti, informazioni o scelte, il peggior errore è improvvisare.
Chiedere a chi ha già vissuto quell’esperienza significa risparmiare tempo, errori ed energia.
Non è debolezza: è intelligenza strategica.
3️⃣ Non esiste solo l’allenamento
Se stai puntando davvero a un’impresa che senti “più grande di te”, correre non basta. Vanno studiati:
- materiali
- logistica
- percorso
- alimentazione
- dettagli pratici
Spesso sono proprio questi aspetti, apparentemente secondari, a fare la differenza tra un’esperienza vissuta bene e una sofferta inutilmente.
Programmare non significa mettere pressione
Programmare un obiettivo non significa caricarsi di stress. Significa creare spazio, dare una direzione chiara e rendere possibile ciò che oggi sembra lontano. Con il giusto approccio, l’obiettivo smette di essere un peso e diventa un progetto sostenibile, che si integra nella tua vita reale.
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