
Il momento in cui scopri davvero chi sei nelle gare endurance
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Aprile 25, 2026Quando una persona decide di affrontare un ultra trail o una sfida sportiva importante, tende quasi sempre a partire dalle stesse domande.
Quanto devo allenarmi.
Che ritmo devo tenere.
Che tipo di preparazione serve.
È un approccio comprensibile, perché siamo abituati a pensare che tutto parta dalla performance.
Nel tempo, però, lavorando con atleti e persone con obiettivi molto diversi tra loro, ho capito che c’è una domanda ancora più importante, che viene prima di tutte le altre.
Una domanda che, spesso, fa davvero la differenza.
La vera domanda da cui partire
Prima ancora di parlare di allenamento, numeri o strategie, c’è un passaggio che considero fondamentale.
Perché vuoi farlo.
Non è una domanda teorica.
Non è una riflessione “motivazionale”.
È un elemento concreto, che influenza tutto il percorso.
Perché quando inizi a preparare una sfida lunga, impegnativa e, per certi aspetti, anche scomoda, non sarà la preparazione a sostenerti in ogni fase.
Ci saranno momenti in cui la condizione fisica non basterà.
Il momento in cui la preparazione non basta
In ogni percorso legato a una gara endurance, arriva una fase in cui qualcosa cambia.
Arriva la fatica, quella reale.
Arrivano momenti di dubbio.
Arrivano situazioni in cui fermarsi sembra la scelta più logica.
È in quel punto che emerge una differenza importante.
Non tanto tra chi è più allenato e chi lo è meno,
ma tra chi ha una direzione chiara e chi, invece, sta seguendo un percorso senza un riferimento profondo.
Perché il “perché” fa davvero la differenza
Se il motivo per cui stai affrontando una sfida resta superficiale o poco definito, sarà molto facile trovare delle giustificazioni per rallentare, rimandare o interrompere il percorso. Anche quando la preparazione è buona. Se invece il tuo “perché” è chiaro, personale e concreto, diventa qualcosa a cui puoi tornare nei momenti difficili.
Un punto fermo.
Non elimina la fatica.
Non rende il percorso più semplice.
Ma ti permette di affrontarlo con una direzione.
Allenamento e direzione: cosa viene prima
Uno degli errori più comuni è iniziare dalla costruzione del piano di allenamento senza aver chiarito la direzione. Si parte dal “come” senza aver definito il “perché”. Nel breve periodo può anche funzionare. Nel lungo periodo, invece, tende a creare:
- perdita di motivazione
- discontinuità
- difficoltà nei momenti critici
Per questo, nel lavoro che faccio, la preparazione non parte mai dall’allenamento. Parte dalla comprensione della direzione.
Quando il “perché” è chiaro, il “come” cambia
Quando questo passaggio è definito, tutto il resto si struttura in modo diverso.
L’allenamento diventa più coerente.
Le scelte diventano più consapevoli.
La gestione delle difficoltà cambia.
Il “come” non diventa automaticamente semplice, ma smette di essere qualcosa di confuso o improvvisato. Diventa un processo costruibile.
Ed è proprio questo che, nel tempo, permette di trasformare una sfida che inizialmente sembra lontana in qualcosa di concreto e sostenibile.
Conclusione
Affrontare un ultra trail non è solo una questione di preparazione fisica. È un percorso che richiede chiarezza, struttura e consapevolezza. E tutto questo parte da una domanda semplice, ma decisiva: perché lo vuoi fare.
Vuoi costruire un percorso davvero su misura?
Se senti che è il momento di dare una direzione più chiara al tuo percorso e vuoi capire se questo tipo di lavoro è adatto alla tua situazione, puoi candidarti per accedere al coaching 1:1.
Ogni richiesta viene valutata personalmente, per capire se esistono i presupposti per costruire un percorso efficace, sostenibile e realmente allineato ai tuoi obiettivi.




