Quando osserviamo una grande impresa vediamo soltanto il risultato
Ogni volta che assistiamo al completamento di un ultra trail, di una maratona o di qualsiasi altra sfida endurance, la nostra attenzione si concentra quasi sempre sul traguardo.
Vediamo il risultato finale, la soddisfazione, la fatica e, qualche volta, anche l’emozione di chi realizza qualcosa che fino a pochi mesi prima sembrava lontanissimo.
È una reazione naturale. Il risultato è la parte più visibile del percorso. Quello che raramente si vede, invece, è tutto ciò che accade nei mesi precedenti.
Ed è proprio lì che, nella mia esperienza, avviene la trasformazione più interessante.
Le persone non arrivano già pronte
Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di accompagnare persone molto diverse tra loro.
Professionisti, imprenditori, medici, insegnanti, artigiani, genitori, persone con poco tempo libero ma con una forte motivazione a mettersi alla prova. Molte di loro, durante il primo incontro, pronunciavano frasi molto simili.
“Non sono portato.”
“Non credo di esserne capace.”
“Forse questa sfida è troppo grande per me.”
Ogni volta ascoltavo queste parole con attenzione. Non perché fossero prive di fondamento, ma perché raccontavano il punto di partenza, non il punto di arrivo.
È una differenza che, con il tempo, ho imparato a considerare fondamentale.
Una preparazione costruisce molto più della condizione fisica
Quando iniziamo a preparare una sfida importante pensiamo quasi sempre all’allenamento. Ai chilometri. Al dislivello. Al ritmo.
Naturalmente tutto questo è importante. Ma rappresenta soltanto una parte del percorso.
Una preparazione ben costruita modifica anche il modo in cui una persona affronta il tempo, organizza le proprie giornate, prende decisioni, gestisce gli imprevisti e interpreta le difficoltà.
Prima ancora di migliorare la prestazione, cambia il modo di pensare. Ed è un cambiamento che raramente rimane confinato allo sport.
È il percorso che costruisce la persona
Con il passare degli anni mi sono convinto che uno degli errori più comuni sia osservare soltanto il risultato finale.
Guardiamo un atleta tagliare il traguardo e pensiamo che quella persona sia stata capace di fare qualcosa di straordinario.
Molto più raramente ci chiediamo quale percorso abbia costruito per arrivare fino a quel momento.
Perché è proprio quel percorso ad avere trasformato, poco alla volta, la persona che oggi vediamo.
Le grandi imprese non vengono realizzate da persone straordinarie. Molto spesso sono i percorsi costruiti con metodo, continuità e pazienza a permettere a persone assolutamente normali di diventare capaci di affrontarle.
La domanda che vale la pena porsi
Quando qualcuno mi racconta un obiettivo che oggi gli sembra molto lontano, raramente mi chiedo se sarà in grado di raggiungerlo.
Preferisco farmi un’altra domanda.
Siamo disposti a costruire, con pazienza e continuità, la persona che sarà in grado di affrontare quella sfida?
Perché è proprio questo che accade. Prima cambia il percorso. Poi cambia la persona. E soltanto alla fine arriva il risultato.
Il vero valore di una grande sfida
Forse è proprio questa la riflessione più importante che continuo a portare con me dopo oltre trent’anni nel mondo dello sport endurance.
Le grandi imprese sportive sono certamente esperienze straordinarie. Ma il loro valore più grande non è il traguardo.
È la persona che, nel frattempo, siamo diventati per arrivare fino a lì. Ed è una trasformazione che, molto spesso, continua ad accompagnarci ben oltre il giorno della gara.
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Ogni candidatura viene valutata personalmente per comprendere il punto di partenza, gli obiettivi e il tempo realmente a disposizione, così da capire se esistono le condizioni per costruire un percorso personalizzato, sostenibile e coerente con la tua vita.

