Il risultato non racconta tutta la storia | Total Training

Ultra Trail GSR FESSURA 2026: Una Nuova Avventura sui Monti Sibillini

Agosto 6, 2026

Ultra Trail GSR FESSURA 2026: Una Nuova Avventura sui Monti Sibillini

Agosto 6, 2026

Nello sport il risultato conta, ma non sempre racconta la qualità del percorso che lo ha preceduto. Imparare a distinguere le due cose può cambiare il modo in cui costruiamo ciò che verrà dopo.

QuNello sport siamo abituati a misurare quasi tutto attraverso il risultato. Una gara conclusa oppure un ritiro, un tempo migliore o peggiore del previsto, una posizione in classifica, un obiettivo raggiunto oppure mancato.

È normale che sia così. Quando decidiamo di dedicare mesi alla preparazione di una sfida, il risultato conta e credo sarebbe sbagliato cercare di ridimensionarne l’importanza soltanto perché le cose non sono andate come avevamo immaginato.

Assumersi la responsabilità del risultato fa parte del percorso.

Dopo oltre trent’anni trascorsi in questo settore, però, prima praticando sport e successivamente accompagnando tante persone nelle loro sfide, ho imparato a considerare il risultato per ciò che realmente può raccontarci: un’informazione importante, ma non necessariamente la storia completa.

Il risultato e la qualità del processo non sono la stessa cosa

Possiamo arrivare al traguardo dopo una preparazione costruita con attenzione, nella quale abbiamo progressivamente sviluppato le capacità necessarie, gestito correttamente i carichi e imparato ad affrontare difficoltà e imprevisti.

Ma possiamo anche raggiungere lo stesso traguardo nonostante alcuni errori che, semplicemente, quel giorno non hanno presentato il conto.

Vale naturalmente anche il contrario.

Un ritiro può essere la conseguenza di una preparazione insufficiente, di una strategia sbagliata o di decisioni che meritano di essere analizzate. Ma soprattutto nelle prove endurance può dipendere anche da un infortunio, dal meteo, da un problema fisico, da un cancello orario o da molte altre variabili che non possiamo controllare completamente.

Per questo considero riduttivo utilizzare soltanto due categorie per giudicare un percorso: successo o fallimento.

Un finisher non certifica automaticamente un processo perfetto, così come un DNF non cancella automaticamente tutto ciò che è stato costruito.

La parte interessante arriva dopo

Una volta terminata la gara, possiamo certamente celebrare un risultato oppure attraversare la delusione per qualcosa che non è andato come speravamo.

Poi, però, arriva un momento che considero particolarmente importante: quello dell’analisi.

Cosa ha funzionato realmente? Cosa avremmo potuto gestire diversamente? Quali decisioni si sono dimostrate corrette? Quali errori abbiamo commesso? E cosa, invece, era semplicemente fuori dal nostro controllo?

Sono domande molto meno immediate rispetto a “ce l’ho fatta oppure no?”, ma spesso sono proprio quelle che permettono di trasformare un’esperienza in qualcosa di utile.

Qualche volta significa avere l’onestà di riconoscere che abbiamo sbagliato. Altre volte significa accettare che possiamo aver fatto molte cose correttamente e non aver ottenuto comunque il risultato che avevamo immaginato.

Esiste poi una situazione della quale si parla molto meno: raggiungere l’obiettivo non significa necessariamente aver fatto tutto bene.

Quando il risultato è positivo siamo naturalmente portati a confermare le decisioni che abbiamo preso. Eppure può essere proprio quello il momento nel quale un’analisi lucida diventa ancora più importante, perché alcuni errori potrebbero semplicemente non aver avuto conseguenze quella volta.

Ignorarli significa rischiare di portarli con noi nella sfida successiva.

I numeri descrivono. Poi bisogna interpretarli

Oggi disponiamo di strumenti straordinari per analizzare una preparazione e una gara. Possiamo osservare carichi di lavoro, frequenza cardiaca, potenza, ritmo, recupero e moltissimi altri parametri.

La tecnologia, e sempre di più l’intelligenza artificiale, ci permette di elaborare queste informazioni con una capacità che soltanto pochi anni fa sarebbe stata difficilmente immaginabile.

Tutto questo rappresenta un enorme vantaggio. Ma i dati hanno bisogno di essere inseriti dentro un contesto.

I numeri possono descrivere ciò che è accaduto. Comprendere perché sia accaduto richiede un livello ulteriore di interpretazione.

Ed è proprio qui che considero ancora fondamentale il lavoro di un coach, soprattutto quando prepariamo imprese sportive complesse.

Non semplicemente leggere un risultato o una serie di dati, ma metterli in relazione con la persona, con ciò che è accaduto durante i mesi precedenti, con le sue risposte, con le decisioni prese e con le variabili che abbiamo incontrato.

Il programma rimane importante. I dati rimangono importanti. Il risultato rimane importante. Ma nessuno di questi elementi, preso isolatamente, coincide con la persona e con il suo percorso.

Una gara può finire. Il processo continua

È forse questo l’aspetto che considero più interessante.

Quando una persona sceglie di preparare un trail, una gara endurance o un’impresa sportiva che inizialmente può sembrare quasi impossibile, sta certamente cercando di raggiungere un obiettivo concreto.

Ma durante il percorso sta anche costruendo esperienza.

Impara progressivamente a conoscere le proprie risposte, a gestire meglio alcune difficoltà, a prendere decisioni e, qualche volta, a scoprire che ciò che aveva immaginato sulla propria capacità di affrontare determinate situazioni era incompleto.

Per questo il traguardo rimane importante, ma non dovrebbe impedirci di guardare ciò che esiste intorno ad esso.

È la capacità di distinguere il risultato dal processo che ci permette di utilizzare realmente ciò che abbiamo vissuto per costruire ciò che verrà dopo.

Una gara termina. L’esperienza che abbiamo costruito per arrivarci può continuare a essere utilizzata molto più a lungo.

E allora, dopo aver guardato il risultato, credo valga sempre la pena aggiungere una seconda domanda:

“Che cosa ci ha insegnato il percorso che ci ha portato fin qui?”

La risposta potrebbe essere molto più interessante del numero che troviamo in classifica.

Se stai costruendo la tua prossima impresa

Se hai in mente un’impresa sportiva che oggi ti sembra quasi impossibile, oppure hai già vissuto un’esperienza che vuoi comprendere meglio prima di costruire il prossimo obiettivo, possiamo parlarne.

Il punto di partenza non sarà semplicemente capire quanto devi allenarti, ma comprendere dove sei oggi, cosa vuoi costruire e quale percorso abbia realmente senso per te.

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