Ogni grande obiettivo richiede delle scelte | Total Training

IMPulse Tenerife: è il momento di scegliere

Settembre 2, 2026

IMPulse Tenerife: è il momento di scegliere

Settembre 2, 2026

Ogni grande obiettivo richiede delle scelte.

Preparare un’impresa sportiva importante non significa mettere la propria vita al servizio dell’allenamento. Significa imparare a scegliere dove investire tempo ed energie, costruendo un percorso che possa funzionare nella vita reale.

Quando una persona mi parla per la prima volta di un’impresa sportiva importante, una delle domande che considero più utili non riguarda immediatamente chilometri, dislivello, ritmi o numero di allenamenti settimanali.

Prima di tutto mi interessa comprendere quanto spazio quella persona possa realmente dedicare a quell’obiettivo nella propria vita.

Può sembrare una considerazione secondaria rispetto agli aspetti tecnici della preparazione. Dopo oltre trent’anni trascorsi in questo settore, la considero invece uno dei punti dai quali partire.

Perché un programma può essere perfettamente costruito sulla carta e risultare completamente sbagliato per la persona che dovrebbe seguirlo.

Prepararsi non significa mettere tutto il resto da parte

Quando scegliamo un ultra trail, una lunga distanza o qualsiasi impresa sportiva impegnativa, sappiamo che nei mesi successivi una parte del nostro tempo e delle nostre energie dovrà essere dedicata alla preparazione.

Questo inevitabilmente comporta delle scelte. Qualche volta significherà alzarsi prima al mattino, utilizzare diversamente un fine settimana, proteggere maggiormente il recupero o rinunciare a qualcosa che in quel momento consideriamo meno importante.

Ma credo sia necessario fare attenzione a non trasformare tutto questo nella retorica del sacrificio.

Preparare qualcosa di importante non significa necessariamente mettere tutto il resto in secondo piano. Le persone con cui lavoro non vivono per allenarsi.

Hanno un lavoro, una famiglia, responsabilità, relazioni, imprevisti e giornate nelle quali le energie disponibili sono molto diverse da quelle che avevamo immaginato quando abbiamo costruito il programma.

La preparazione deve quindi trovare il proprio spazio dentro questa realtà. Non dovrebbe essere la vita a dover continuamente trovare spazio intorno alla preparazione.

Un programma e una strategia non sono la stessa cosa

Oggi siamo in grado di costruire programmi di allenamento estremamente dettagliati.

Possiamo definire volumi, intensità, distribuzione dei carichi, recuperi e progressioni con una precisione sempre maggiore. La tecnologia e gli strumenti che abbiamo a disposizione ci permettono inoltre di analizzare moltissime informazioni e di modificare continuamente ciò che facciamo.

Tutto questo è utile. Ma esiste una domanda che viene prima di molte altre: quel programma può essere realmente vissuto da quella persona per settimane e mesi?

Se la risposta è no, possiamo avere costruito un ottimo programma dal punto di vista teorico, ma difficilmente avremo costruito una buona strategia. È una distinzione che considero importante. Un programma descrive ciò che vorremmo fare.

Una strategia deve tenere conto anche di ciò che possiamo realmente fare, di ciò che accade mentre lo facciamo e delle decisioni necessarie quando la realtà cambia.

Sono due cose diverse.

Ed è anche uno dei motivi per cui considero sempre più limitante pensare al lavoro di un coach come alla semplice costruzione di una tabella.

Anche sapere quando non allenarsi è una scelta

Quando parliamo di disciplina nello sport, spesso immaginiamo la capacità di eseguire ciò che era stato programmato indipendentemente dalle circostanze.

Io la vedo in modo un po’ diverso. La disciplina è certamente continuità, responsabilità e capacità di mantenere gli impegni che abbiamo preso con noi stessi. Ma non dovrebbe diventare rigidità.

Ci sono giornate nelle quali rispettare il progetto significa completare un allenamento difficile nonostante avessimo poca voglia di iniziarlo.

E ce ne sono altre nelle quali la decisione più intelligente può essere modificare quella stessa seduta, ridurla, spostarla o persino eliminarla.

Non perché abbiamo perso motivazione o perché l’obiettivo sia diventato meno importante.

Semplicemente perché anche il recupero, il lavoro, la famiglia e ciò che sta accadendo nella nostra vita fanno parte delle informazioni sulle quali dobbiamo prendere una decisione.

Saper distinguere queste situazioni non è sempre facile. Ed è proprio qui che l’esperienza, secondo me, continua ad avere un valore enorme.

Non sempre la soluzione è fare di più

Di fronte a un obiettivo molto ambizioso esiste una tentazione comprensibile: aggiungere. Più chilometri. Più dislivello. Più ore. Più allenamenti. Più sacrifici.

A volte è necessario aumentare il lavoro, naturalmente. Sarebbe altrettanto sbagliato sostenere il contrario. Ma fare di più non è automaticamente sinonimo di prepararsi meglio.

Una delle responsabilità di chi costruisce un percorso dovrebbe essere capire cosa serve davvero e cosa, invece, rischia soltanto di consumare risorse che potrebbero essere utilizzate meglio.

Questo vale ancora di più per chi non è un professionista.

Se abbiamo un numero limitato di ore disponibili, il problema non può essere risolto fingendo che quelle ore siano infinite.

Dobbiamo scegliere.

Quali sedute hanno realmente valore? Dove è necessario investire maggiormente? Quali adattamenti stiamo cercando? Quanto recupero serve? Quali compromessi sono sostenibili e quali, nel lungo periodo, rischiano di compromettere il progetto?

Allenare significa anche stabilire delle priorità.

E una priorità ha valore proprio perché non tutto può esserlo contemporaneamente.

La vita reale non è un imprevisto del programma

Questo è forse il punto sul quale negli anni ho modificato maggiormente il mio modo di osservare una preparazione.

Un impegno professionale improvviso, una notte dormita male, un problema familiare, un periodo particolarmente intenso non sono necessariamente anomalie che disturbano un piano altrimenti perfetto.

Sono la vita della persona che stiamo allenando.

Naturalmente non possiamo modificare continuamente una preparazione inseguendo ogni minima variazione. Un percorso ha bisogno di struttura, continuità e direzione.

Ma avere una direzione non significa essere incapaci di cambiare strada quando le condizioni lo richiedono.

È qui che vedo una delle differenze più importanti tra seguire semplicemente un programma e costruire realmente un percorso.

La tabella ci dice cosa avevamo previsto.

La competenza dovrebbe aiutarci a decidere cosa fare quando ciò che avevamo previsto incontra ciò che sta realmente accadendo.

Arrivare al traguardo senza perdere ciò che conta

La fotografia che accompagna questo articolo è stata scattata durante una di quelle esperienze nelle quali, a un certo punto, ti ritrovi nel buio e hai parecchio tempo per pensare.

Il traguardo, in quel momento, è ancora lontano.

Eppure gran parte di ciò che accadrà è già stato costruito nei mesi precedenti: non soltanto attraverso gli allenamenti effettuati, ma attraverso tutte le decisioni che hanno permesso a quegli allenamenti di trovare spazio nella vita.

Credo che questo sia un aspetto importante soprattutto per le persone che decidono di affrontare imprese sportive che inizialmente sembrano quasi impossibili.

Non dobbiamo necessariamente diventare qualcun altro per riuscirci.

Dobbiamo capire quale spazio siamo realmente disposti a dare a quell’obiettivo e come costruirlo senza perdere di vista tutto ciò che per noi continua ad avere valore.

Il giorno della gara vedremo il risultato di molte di quelle scelte.

Ma la parte più importante del lavoro sarà iniziata molto prima.

E forse una buona preparazione non è soltanto quella che ci permette di presentarci pronti sulla linea di partenza.

È quella che riesce a portarci fin lì mantenendo insieme ambizione, continuità e vita reale.

Se stai costruendo la tua prossima impresa

Se hai in mente un’impresa sportiva che oggi ti sembra quasi impossibile e vuoi capire come possa trovare spazio nella tua vita reale, scrivimi. Ne parliamo.

Prima ancora di parlare di chilometri e allenamenti, possiamo partire da una domanda molto più utile: che cosa vuoi costruire e quale spazio può realmente avere nella tua vita?

Riccardo Marini
Total Training


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Ogni candidatura viene valutata personalmente per comprendere il punto di partenza, gli obiettivi e il tempo realmente a disposizione, così da capire se esistono le condizioni per costruire un percorso personalizzato, sostenibile e coerente con la tua vita.

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