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Runner Solidale di Maratona Alzheimer 

Riccardo Marini Runner Solidale

L’idea di poter condividere con più persone possibili la mia passione che è diventata anche il mio lavoro è la mia mission: “Vivere a far vivere sogni in movimento”

Mi faccio spesso questa domanda: “Come posso essere esempio di felicità e di energia per me e per gli altri ?

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Libro – Introduzione

Ci sono, si inizia e speriamo sia il momento giusto. Da dove iniziamo? Direi da un bel ciao e piacere di conoscerti, oppure ben trovato o ben trovata. Non vorrei sembrarti opportunista ma, grazie, stai dedicando del tempo alla lettura di queste righe ed è già per me una grandissima soddisfazione.

Che cosa leggerai?

Che cosa scriverò?

Ma soprattutto che cosa si può fare?

Per evitare incomprensioni ti dico subito che come tu stai iniziando a leggere io sto iniziando a scrivere e non so se lo hai mai sperimentato ma scrivere a penna su un blocco l’introduzione a questa avventura è difficilissimo. Ci provo, ci credo e speriamo che queste righe siano interessanti, ti incuriosiscano, ti divertano, ti aiutino … mi sto dilungando ma in realtà non ho termini di paragone e quindi ci potrebbe essere un’altissima probabilità che tutto ciò resti scritto in questo blocco.

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Zaino

“Ciao, vi racconto una storia. Nel deserto all’inizio della 4° tappa di 82km ci sono stati pensieri e situazioni che sto rivivendo in questo periodo. Emozioni, scelte, sentimenti, consapevolezze difficili da affrontare ed accettare, dove tutto si rimette in gioco. Nel deserto prima di quella mattina mi sentivo forte, invincibile; avevo superato il Jebel El Otfal dove il calore del sole ti scorre nelle vene. Avevo superato la sete della 3° tappa dove l’acqua era finita lontano. Credevo di aver imparato tutto, credevo di poter superare di tutto, credevo di potercela fare sempre, ma poi arriva la mattina e ti giri intorno e ti chiedi…ed ora come faccio? Ho preso lo zaino, la mia unica sicurezza, dove dentro c’era ciò che mi avrebbe permesso di andare avanti…la vita di altre tre tappe e 145km. Ho iniziato a buttare via cose, volevo buttare via tutto, anche lo zaino…era peso; tanto peso; mamma mia quanto pesava, una scelta e via, questo non mi serve più…via; questo è troppo pesante…via; questo cosa è? … via. Questa foto ora rappresenta il mio zaino di allora, all’interno ci sono sogni di persone, bellissime emozioni e sentimenti, enormi sacrifici, ci sono valori preziosi, ci sono energie e destini, ci sono ricordi…c’è ciò che ho imparato fino ad ora…mamma mia quanto pesa. Quella domanda però non aveva ancora ricevuto risposta…ed ora come faccio? Dove si trova la risposta? … e l’ora della partenza si stava avvicinando, il tempo scorreva insieme ad ogni singolo battito. Continuavo a girarmi intorno…solo…ed ora come faccio? C’era li a fianco a me quella persona sola e mi ha detto: “Alzati, prendi lo zaino, lascia tutto il resto ed andiamo, oggi resta vicino a me, camminiamo ed arriveremo”. Non avevo capito nulla, ho visto una mano allungarsi, l’ho presa e mi sono fidato. Buonanotte”

Riccardo
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Dai caxxo

Ciao a tutti, vi presento il Jebel El Otfal che da ora in poi chiamerò “Jebel”. L’ho conosciuto il 5 Aprile del 2010 – 2° Tappa della Marathon des Sables – km 29° di 35 da fare quel giorno. Ve lo descrivo : ci si approccia sul lato destro a margine della roccia e duna, sono circa 300D+ (dislivello positivo) in 2km circa. Si svalica in un unico punto che si supera con tutto ciò che si ha di funzionante per avanzare.

Ve ne parlo perché è il mio punto di riferimento quando è dura, veramente dura ed allora occorre agganciarsi al nostro “Jebel” che abbiamo superato. 

2° Tappa – Marathon des Sables –  5 Aprile 2010

Quando ce la facciamo non aspettiamoci dei grazie o riconoscimenti particolari, anzi saremo dimenticati molto più velocemente di quanto immaginiamo, ma quello che è importante è che quando abbiamo deciso in quel momento di andare avanti per noi o per qualcun altro siamo usciti dal nostro “io sono fatto così”. Ci siamo riusciti , siamo migliorati, siamo cresciuti , ci siamo messi alla prova ed è questa l’unica cosa che conta. Come ci sentiamo dall’altra parte è qualcosa di indescrivibilmente bello che va oltre ai grazie. Poi se arrivano anche quelli allora siamo molto fortunati. Ad allora affrontiamo questo caxxo di “Jebel”. Buona serata.

Road Book 2° Tappa 35km – Marathon des Sables – 05 Aprile 2010
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